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“Passioni”, romanzo di Maria Gisella Catuogno:




“Passioni”, romanzo di Maria Gisella Catuogno che l’Editore il, Foglio Letterario di Piombino, ha portato alla Fiera del Libro di Torino.


 

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Questo libro è per la verità e la giustizia!

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Giuliano Giuliani "AFFANDAMENTO DELL'ANDREA SGARALLINO" :




la ricostruzione attraerso la voce dei protagonisti della più grande tragedia che abbia colpito una nave civile nel mediterraneo durante nell'ultimo comflitto mondiale


 

“BALENE ALL’ELBA” :





Balene all’Elba è il titolo di un libro di Antonello Marchese, adesso in vendita nelle librerie. Fin dalla presentazione che si è tenuta alla Gran Guardia di Portoferraio, ha suscitato un grande interesse.


 

IL NUOVO LIBRO DI LEONIDA FORESI:




UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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MOVIMENTO ELBA 2000 » L' INTERVISTA A MISTER X


Sul problema del parco, sul dibattito in corso, sulle manifestazioni di piazza, così come si sono svolte, sull'atteggiamento dei partiti e dei Sindaci, sull'esasperazione della cosiddetta "gente" e sul sentimento di rivolta che va sempre più montando, abbiamo intervistato Mister X, che conosce bene l'Elba e gli Elbani. Da oltre un ventennio trascorre le sue vacanze nel1'isola. E' stato docente di "Storia delle dottrine economiche" in uno dei più prestigiosi atenei italiani ed è autore di numerosi saggi, tradotti in varie lingue, tra cui una fredda e rigorosa "Analisi quantitativa della rivoluzione francese", recante la prefazione del grande storico Francois Furet. Ragioni di opportunità, legate al suo passato politico, lo hanno indotto a chiedere a Cosmoradio, che aveva realizzato l'intervista, di non mandarla in onda. Questo, non per un ripensamento sulle opinioni espresse, ma per evitare il pericolo di fraintendimenti, sempre possibili quando si affrontano temi delicatissimi e si diffondono con un mezzo come quello radiofonico.

Abbiamo comunque ottenuto l'autorizzazione a pubblicare il testo che segue e lo facciamo con la certezza di introdurre spunti di riflessione che risulteranno utilissimi al dibattito in corso.



D - Professore... innanzitutto, la voglio ringraziare per la sua cortese disponibilità.

R - Ma non lo dica nemmeno per scherzo...Anzi, mi fa piacere, chieda pure.


D - Professore...che cosa sta succedendo all'Elba con questa storia del parco dell'arcipelago? Ci sono tante contraddizioni che non riusciamo a comprendere...

R - Per esempio?


D - Ne cito alcune: si va ad istituire il parco per difendere l'integrità del territorio e lo si fa proprio contro le popolazioni locali che questo territorio hanno, in larga misura, salvaguardato; e poi i Sindaci, se mi permette, sulla testa dei quali pende una doppia contraddizione: sono possibilisti sull'istituzione del parco e quindi d'accordo con chi intende togliere loro il potere; inoltre, si schierano contro la gente e quindi contro i propri elettori, tradendo una insospettata propensione al karakiri politico.

R - Lei ha ragione. Non c'è dubbio che tutto quello che sta succedendo può apparire confuso e contraddittorio. Ciò avviene principalmente perché l'interpretazione dei fatti e dei ruoli di ciascuno, sia esso un dirigente politico, un Sindaco o il presidente di una associazione, avviene secondo categorie concettuali tipiche di una normale prassi democratica. L'utilizzo di tali schemi quali strumenti interpretativi di questa realtà è, a mio avviso, alla base delle difficoltà che molti hanno a capire ciò che sta succedendo.


D - Si spieghi meglio.

R - Prendiamo, ad esempio, l'atteggiamento dei Sindaci, che lei vede doppiamente contradditorio. A me pare invece del tutto in linea con la funzione che sono chiamati a svolgere e che hanno sempre svolto, dalla fine della guerra ad oggi.


D - E quale sarebbe questa funzione?

R - Una funzione d' intermediazione tra i centri di potere e le popolazioni locali. Il Potere arriva dal continente, nella versione politica o economica o in forma ibrida, ma sempre utiizza la classe dirigente locale, e in particolare la classe politica, come uno strumento che gli consenta un adeguato sfruttamento delle risorse isolane. La risorsa dell'Elba, come lei ben sa, non è il petrolio, ma l' ambiente e dove questo è stato saccheggiato e distrutto è perché i Sindaci, consapevolmente o no, hanno assolto il loro compito di strumenti dei grandi potentati economici e politici del continente. Zone bellissime sono state sacrificate agli appetiti degli speculatori e delle direzioni fiorentine dei partiti. E non aiuta molto la buona fede dei Sindaci locali: in politica, la dabbenaggine può essere più pericolosa della disonestà.


D - Insomma, secondo lei i nostri Sindaci sarebbero più impreparati che disonesti...

R - No. Troppo semplicistico. Io tento di analizzare un fenomeno complesso che si sta verificando all'Elba dal dopoguerra in poi, un fenomeno che io vedrei come un processo di "colonizzazione" simile a quelli, tanto per intenderci, imposti dai Francesi in Nord Africa o dagli Inglesi in India. Se ciò può apparire esagerato è essenzialmente perché, nel nostro caso, non vi è, tutto sommato, una emarginazione economica delle popolazioni locali, le quali hanno invece un buon reddito. Ma, per quanto riguarda l'esercizio del potere, sia economico che politico, sussistono molte analogie; inoltre, occorre aggiungere che il processo di espropriazione dei diritti delle popolazioni locali ha registrato una brusca accelerazione, e il tentativo di istituire il parco ne costituisce una ulteriore prova.


D - Professore...Quali sono gli altri elementi che le fanno ritenere che sia in atto un processo di colonizzazione all'Elba.

R - Innanzitutto, devo fare una premessa: poco fa, parlando della funzione dei Sindaci, ho fatto riferimento al periodo che va dal dopoguerra ad oggi; ebbene, voglio però precisare. per onor del vero, che il processo di colonizzazione ha avuto inizio ben prima della guerra, con lo sfruttamento selvaggio delle miniere nel versante orientale dell'isola. Inoltre, vorrei chiarire che ho usato il termine " colonizzazione" soprattutto perché, se ci poniamo in questa ottica, tutto ci appare più chiaro e le contraddizioni trovano una spiegazione. Devo pure aggiungere che le categorie utili per analizzare un processo di colonizzazione, lo stesso lessico, che si riferisce ad un fenomeno storico datato, non si adatta in toto ad una situazione complessa come quella elbana, inserita in un contesto storico completamente diverso. L'uso di queste categorie può comunque risultare assai utile se finalizzato esclusivamente ad esasperare una certa situazione storica per meglio comprenderla ed analizzarla.


D - Certo, questo è chiaro, Professore. Ma ci parli di questi elementi...

R - Analizziamone qualcuno: la prima cosa a cui penso è lo sfruttamento della risorsa locale da parte dei "colonizzatori", i quali sono apportatori, oltreché dei capitali, di nuove tecnologie e di unacultura imprenditoriale superiore. Abbiamo già detto che la risorsa principale, all'Elba, è l'ambiente, e allora non si è trattato certo di dover trivellare il territorio per cercare il petrolio, ma di costruire invece super residences o grandi alberghi facendo enormi guadagni, e trasformando contadini e pescatori in camerieri e muratori. "Proletarizzazione", si direbbe in termini marxisti, con la distruzione di un tessuto produttivo e culturale importante. La popolazione ne ha comunque guadagnato in termini di sicurezza economica. Mai grandi guadagni sono andati alle società del continente. Bisogna riconoscere che, negli ultimi anni, si è formata una classe imprenditoriale elbana molto attiva ed è quellache, se vogliamo usare una terminologia marxiana, sta passando dalla fase della "classe per sé" a quella della "classe in sé"; voglio dire che sta diventando sempre più cosciente e, come la borghesia prima della rivoluzione francese, avverte il pericolo di un eventuale limite e di una compressione delle proprie potenzialità di espansione economica.


D - Altri elementi, Professore?

R - Un altro elemento, secondario ma comunque significativo, è l'alto grado di militarizzazione della società elbana: mi risulta che a Portoferraio sia presente la più grossa compagnia dei carabinieri d'Italia e, in ogni caso, il rapporto tra forze dell'ordine e cittadini residenti è senz' altro uno dei più alti sul piano nazionale. Lei mi insegnache nelle società colonizzate il grado di militarizzazione è sempre assai elevato, per prevenire eventuali movimenti di rivolta dei "natives", se mi passa un termine inglese molto in uso presso gli antropologi anglosassoni, e per consentire dunque ai colonizzatori il massimo sfruttamento delle risorse locali. Certo, a Porto Azzurro c'è il famoso penitenziario, me ne rendo conto, ma, a parte questo aspetto, mi pare che la popolazione locale non si sia mai abbandonata a episodi di violenza tali da giustificare una presenza così massiccia delle forze dell' ordine, una presenza che balza subito all'occhio, basta fare un giro con l' automobile: una infinita teoria di posti di blocco, neanche si fosse in Barbagia! Forse, si tratta di un residuo del passato, odi un pregiudizio presente nella mente di chi materialmente occupa i centri di Potere: si sache l'isolano, da sempre, viene considerato un soggetto particolarmente a rischio, selvaggio e violento.


D - Ma torniamo all'aspetto strutturale della colonizzazione, Professore, per esempio alla funzione dei Sindaci...

R - Un altro aspetto ancora in cui intervengono i grandi capitali del continente, sempre attraverso i Sindaci, è il settore della grande distribuzione. Qui, moltissime aziende familiari hanno dovuto chiudere i battenti e i titolari sono dovuti andare a lavorare come dipendenti nei grandi supermercati, mentre un fiume di denaro si dirige negli istituti bancari del continente. Ecco: la cosa più evidente è lo sfruttamento dall'esterno delle risorse, in alcuni casi delle popolazioni locali e anche ladistruzionedel tessuto produttivo edistributivo tradizionale.


D - Cosa che, secondo lei, ha portato anche dei vantaggi...

R - Certo, anche dei vantaggi. Basti pensare all' aumento dei posti di lavoro.


D - Quindi, per coloro che hanno potuto trovare un posto di lavoro senza dover emigrare è stata una cosa positiva, che si sia trattato di colonizzazione ono...

R - Indubbiamente. E questo è tipico della prima fase della "colonizzazione", quando, per i nativi, si pone il problema delle necessità primarie: il lavoro, la casa, la sanità, la scuola. Solo successivamente le classi più avvertite, generalmente la piccola borghesia locale, prende coscienza del fenomeno e vuole contare di più. Pone, insomma, il problema del Potere. Poi, questa volontà e questa presa di coscienza penetra, in qualche modo, magari in maniera confusa, in tutti gli strati della popolazione e si traduce, molte volte, in atteggiamenti di ostilità versocoloro che sono ritenuti responsabili di ciò che viene vissuto come una sopraffazione...Ecco, il movimento antiparco è in sostanza questo.


D - Quindi, secondo lei, il movimento antiparco è un movimento contro il Potere. Voglio dire, contro un Potere che non è riconosciuto come legittimo?

R - Certo, però è utile precisare che non esiste ancora, almeno secondo me, una presa di coscienzacollettiva del fenomeno che, percomodità, abbiamo chiamato di "colonizzazione". La lotta contro quelle che, almeno negli slogans, vengono avvertite come imposizioni dall' alto e come autentiche sopraffazioni è sempre riferita all'esercizio di un Potere che si teme possa ledere un interesse preciso e particolare.


D - Può fare un esempio?

R - Mi spiego: i pescatori lottano contro il Potere che porrebbe dei vincoli a mare: se avessero la certezza di non avere problemi con il parco, quanti di loro andrebbero a manifestare a Firenze? Stessa cosa per i cacciatori e, temo, per le stesse categorie imprenditoriali. Gli albergatori, in un primo tempo a favore del parco, si sono poi schierati contro. Io non conosco le ragioni, ma è indubbio che sperano di difendere meglio i propri interessi senza il Parco. Quindi, singoli cittadini o intere categorie contro un Potere che temono possa mettere in pericolo i loro interessi. E tutto ciò è comprensibile e legittimo. Si tratta, in effetti, di una sommatoria di interessi particolari e, potremmo anche dire, corporativi.


D - Nel corso delle manifestazioni a cui lei ha accennato è sembrato affiorrare un sentimento di esasperazione e di rivolta che potrebbe tradursi anche in atti di violenza...

R - Lei va a toccare un tema assai delicato. Naturalmente mi auguro di no e bisogna anche aggiungere che le manifestazioni che si sono svolte sino ad oggi sono risultate assai civili e pacifiche. Certo però che, se è vero che non esiste ancora una vera e propria presa di coscienza collettiva del processo di colonizzazione, è pure vero che gli interessi che si andrebbero a toccare con l' istituzione del parco sono così vasti e talmente vitali, per intere categorie, che non mi sentirei di escludere del tutto qualche clamoroso gesto di protesta, anche di natura violenta. E la brusca accelerata che si è voluto imprimere al processo di colonizzazione, non solo con il parco, ma anche con lo spostamento sul continente di tutti i centri decisionali, e che la popolazione ha senz' altro avvertito costituisce sicuramente un' aggravante di quanto ho appena detto.


D - Professore, lei continua a parlare di "brusca accelerazione". Ma quali sono i motivi che, a suo avviso, l'hanno determinata proprio adesso?

R - Cosa vuole che le dica? Non è facile, in questo caso, fornire una risposta sicura. Si possono fare solo delle ipotesi. La giustificazione che viene di solito addotta, in modo più o meno esplicito, per l'ospedale, la pretura, i vari uffici pubblici, i servizi telefonici, eccetera è che ci troviamo in un momento di grosse difficoltà finanziarie e dunque lo Stato o anche grosse società para pubbliche come la Telecom Italia hanno necessità di realizzare delle economie, e le economie si ritiene di realizzarle accentrando i servizi. Non a caso ho citato la Telecom: lei ricorderà che, un tempo, esisteva a Portoferraio un centro telefonico pubblico, con numerosi telefoni a scatti. Poi, il centro è stato sopresso e sono rimasti gli uffici. Ora, addirittura, mi risulta che non esista più neanche un impiegato: ogni servizio deve essere richiesto per telefono. Eppure, vivono su quest'isola circa 30.000 persone che, nei mesi estivi, arrivano a punte di oltre 150. 000. Probabilmente, nei centri decisionali, che si trovano sul continente, non si tiene nemmeno dovutamente conto dell'elemento "insularità" o, addirittura, esso gioca un ruolo negativo. Va infatti anche aggiunto che la presunta esigenza di massimizzare i rendimenti va ad interagire con un atteggiamento che, eufemisticamente, vorrei definire di sufficienza, che i metropolitani, da sempre, direi sin dal tempo dell' antica Roma, hanno avuto nei riguardi degli abitanti delle lontane province e, in particolare, dei nativi delle isole.


D - Lei vuol dire che c'è anche una certa dose di razzismo...?

R - Non ho detto questo. Comunque, è un dato scientifico che, da parte di chi vive sul continente e soprattutto nei grandi centri urbani, sussiste un forte pregiudizio nei riguardi degli isolani. Ci sono numerose ricerche sul campo, come quelle del grande antropologo strutturalista Claude Levi Strauss, a supporto di questa tesi. Mi viene in mente una celebre frase del generale De Gaulle che, in polemica con gli Inglesi e parafrasando la celebre frase di Gertrude Stein -una rosa è una rosa e una rosa- disse una volta in televisione: "in fondo, l'Inghilterra è un'isola, un'isola, un'isola...".


D- A proposito dell'accentramento dei servizi, lei ritiene che sia l'unico sistema o comunque il sistema migliore per far fronte al sinora sempre crescente disavanzo pubblico?

R - Vede, credo che si debbano fare alcune considerazioni. E' indubbio che l' accentramento dei servizi implica una riduzione dei costi e quindi del disavanzo. Detto questo, occorre porsi delle domande: in uno stato sociale, in una democrazia economicamente e socialmente avanzata dell'occidente, alle soglie dell'anno 2.000, l'operatore pubblico, lo Stato, in estrema sintesi, nella fase di erogazione dei servizi deve porsi come unico obiettivo la massimizzazione del profitto o la riduzione dei costi oppure deve preoccuparsi pure del livelloqualitativodei servizi medesimi, considerato oltretutto che nel nostro paese il fiscal drag ha oramai superato la media europea, attestandosi intorno al 45 %? Inoltre, siamo proprio sicuri che tale soluzione non origini tal une pericolose controindicazioni? lo credo che il fenomeno del leghismo, del secessionismo, che poi non è che una degenerazione del federalismo, delle autonomie locali, che invece rappresenta un valore del tutto positivo, il leghismo, dicevo, nelle zone economicamente più sviluppate rappresenta una probabile risposta all' accentramento dei servizi. E' un dato di fatto ricorrente nella storia: un ceto sociale, un gruppo, una regione, soddisfatti i bisogni primari e presa coscienza della propria forza economica pretende di contare di più anche politicamente. Se invece, addirittura, si va a diminuire questo potere, si innesca una prevedibile reazione che si manifesta in vario modo: secessionismo, rivolta fiscale, rifiuto assoluto dello Stato. Inoltre, un' ultimaconsiderazione: credo che lo Stato dovrebbe intervenire invece in altri modi, in particolare migliorando l'efficienza, ristrutturando e tagliando molti rami secchi in quello che io amo definire il "parassitario avanzato".


D- Di che si tratta esattamente, professore?

R - A grandi linee, del settore pubblico e para pubblico che si caratterizza, in Italia, per un altissimo grado di inefficienza e improduttività. Ma, su questo tema, sto realizzando una ricerca, sarebbe un discorso troppo lungo e preferisco tornarci sopra in un' altra occasione. Questo argomento, però, mi consente di riagganciarmi alla questione del parco.


D- In che modo, professore?

R - Perché, se si va ad analizzare la composizione sociale del movimento parchista ci rendiamo conto che esso è costituito, in larghissima parte, da appartenenti al parassitario avanzato. Si tratta cioè di individui che appartengono a nuclei familiari con doppio stipendio pubblico o para pubblico, e quando dico para pubblico intendo anche grandi aziende private quali banche, Telecom, Enel, eccetera. Sono soggetti che hanno la garanzia del posto di lavoro per tutta la vita, nessuno può licenziarli e possono andare in pensione ancora in giovane età, magari dedicando anche una parte del tempo a loro disposizione al lavoro nero. Si tratta dei cosiddetti "assistiti" o "garantiti" e godono di una sicurezza senza limiti. Questa gente, dunque, non teme, a differenza degli appartenenti al settore privato, imprenditori e dipendenti, di perdere il proprio posto di lavoro e i mezzi per il sostentamento della propria famiglia in conseguenza dell' istituzione del parco. Anzi, la confusione che c'è all'Elba nei primi venti giorni di agosto li disturba, tanto più che loro non ne ricavano alcun profitto.


D - Mi pare, professore, un atteggiamento un tantino egoistico...

R - Vede, la posizione di coloro che operano nel parassitario avanzato va analizzata nella sua globalità. Bisogna tener conto anche del fatto che, a fronte degli indubbi privilegi di cui godono, in molti casi gli appartenenti al parassitario hanno stipendi da fame e scarsissime possibilitàdi camera. Ciò ingenera, a lungo andare, un senso di inutilità e frustrazione, e anche delle vere e proprie nevrosi e crisi di identità che poi si manifestano negli atteggiamenti che, purtroppo, tutti noi ben conosciamo ogni volta che abbiamo a che fare con la pubblica amministrazione: arroganza, prepotenza, assoluta mancanza di disponibilità e di educazione, creazione di falsi problemi, eccetera.


D - Ma riprendiamo il discorso prima interrotto: il fatto che intere categorie difendano i loro interessi -anche perché, come dice lei, temono di essere imbrigliate nella loro possibilità di ulteriore sviluppo- rappresenta, comunque, un fatto positivo?

R - Sicuramente lo è. Ma sussiste una enorme differenza tra chi lotta per il proprio interesse, pur legittimamente, e chi cerca di farlo tenendo conto degli interessi di tutti. Voglio dire: se l' analisi che abbiamo fatto ha qualche fondamento, allora lo spostamento dall'Elba al continente di tutti i centri decisionali (e qui ritorniamo sugli elementi strutturali del processo), voglio dire la Vice-Prefettura, il Catasto, i primariati dell'ospedale e tutta la parte amministrativa, il consorzio acquedotti, prossimamente si parla della Pretura, seguirà l'ufficio del registro, e naturalmente il parco, fanno parte dello stesso processo di espropriazione nei riguardi delle popolazioni locali del loro potere di decidere il proprio futuro. Quindi, il processo colpisce ogni fascia sociale: il cittadino, sia esso in salute o malato. La presa di coscienza collettiva di questa semplice verità avrebbe almeno due risultati importanti: il coinvolgimento dell'intera popolazione, che darebbe più forza ed una connotazione di nobiltà democratica al movimento; inoltre, metterebbe in seria difficoltà quei partiti che, per ragioni diverse, si sono schierati contro. Soprattutto, quelli che hanno fatto dell'esercizio democratico del potere e della lotta alla sopraffazione la loro bandiera. Insomma, si troverebbero di fronte a gente che lotta per affermare principi fondamentali su cui non è nemmeno possibile discutere, perché costituiscono le fondamenta stesse della democrazia. Gente che lotta per la propria dignità...altro che cercatori di funghi.


D - Ma lei non vede nel movimento antiparco i segni di questa presa di coscienza?

R - Devo dire che ho letto slogans che vanno in questo senso e vi è, senza dubbio, un diffuso sentimento di ostilità verso tutto ciò che viene deciso fuori dell 'Elba. Mi sto chiedendo, però, se questo non sia piuttosto un sentimento di chi ha nella propria memoria, direi nel proprio DNA, la paura che la vela all' orizzonte, se mi passa l'immagine, potrebbe essere una vela pirata. Quindi, un riflesso di difesa istintivo, primordiale, che non nasce da un' analisi della situazione storica così come si è creata nel tempo, e non porta, quindi, a scelte sul piano della prassi politica. Vi sono, però, minoranze avvertite che, a mio avviso, hanno inquadrato il problema.


D - Comunque, professore, se capisco bene, secondo lei la gente vede bene ciò che ritiene possa mettere in pericolo il proprio particolare e confusamente il problema generale. Comunque, si va sempre più rafforzando un sentimento che, tradotto in termini politici, pone sul tavolo un dato fondamentale: la gestione democratica del potere, a cui tutto deve essere ricondotto. Se così è, allora si tratta di un movimento che comunque si batte per cose sacrosante. Un movimento democratico... Un movimento che potremmo definire, secondo una terminologia in disuso, di sinistra.

R - Solo nel senso che gli obiettivi che persegue sono sempre stati fondamentali nei movimenti storici della sinistra, pur essendo presenti nel bagaglio ideale di altri partiti democratici. E tenga presente che per affermare questi sacrosanti principi, il nostro paese ha passato dei brutti momenti, come chi conosce la nostra storia recente sa bene.


D - Un movimento oggettivamente di sinistra, dice lei...Ma come si spiega, allora, che i due partiti di sinistra, PDS e Rifondazione Comunista, ostacolano questo movimento...Mentre i partiti di centro e soprattutto AN ne hanno preso la testa...? Si tratterebbe, quindi, di un movimento oggettivamente di sinistra guidato dalla destra?

R - Se si volesse sintetizzare la situazionecon una battuta, un po' schematicamente, penso che non saremmo lontani dal vero. E' una situazione solo apparentemente paradossale: nei cortei e nelle assemblee partecipano soggetti di ogni colore politico. Sono solo assenti e contrari le segreterie dei partiti della sinistra storica.


D - E che spiegazione si dà?

R - Credo che le segreterie locali dei partiti applichino la linea politica decisa nei palazzi fiorentini o livornesi, così come sempre è stato fatto in passato. Ciò vale soprattutto peril PDS, che, com'è noto, vanta una antica tradizione di "centralismo democratico", che in pratica voleva dire -e vuol dire anche oggi- che chi si trova al centro della struttura emana democraticamente gli ordini e chi è in periferia, sempre democraticamente, li esegue.


D - Mi scusi: quale interesse può avere un partito popolare come il PDS a mettersi contro la popolazione?

R - Sono i misteri dei palazzi fiorentini: io non ho elementi. Viene fornita una spiegazione che conoscerà anche lei: l'Elba, in questo caso il parco, verrebbe dato in pagamento ai Verdi acondizione che questi accettino la Variante di Valico e il programma dell'Alta Velocità, alla realizzazione dei quali, in un primo momento, si erano ferocemente opposti. Se ciò fosse vero l'Elba e gli Elbani sarebbero utilizzati come merce di scambio. Ecco perché, poco fa, parlavo di lotta per la dignità.


D - Non nota nei Verdi un pericoloso fondamentalismo?

R - Sui Verdi ho una teoria: si tratta di un movimento da società opulente, un movimento sostanzialmente di destra. Ambientalisti ante litteram furono i gerarchi nazisti, che non amavano la caccia, eccetto Goering che era spesso rimproverato da Hitler di uccidere delle bestioline indifese. Commovente sensibilità ambientalista, come vede. Si direbbe uno della LIPU. Mi domando, poi, se sia stato un caso che il movimento verde sia nato proprio in Germania...


D - Torniamo ai Sindaci: secondo lei sono stati in passato e sarebbero anche oggi strumenti, forse inconsapevoli, in mano ai potentati politici ed economici del continente. Utilizzando, ancora una volta, un'immagine coloniale sarebbero degli "Ascari" o delle "truppe cammellate" al servizio dei colonizzatori. Non le sembra un po' troppo?

R - Le ho già spiegato che l' uso di tale terminologia è legittimo solo in quanto, estremizzando un fenomeno, lo rende più comprensibile. Lasciamo da parte, la prego, le truppe cammellate. Però la invito a riflettere su un dato: l'utilizzo dell' ambiente a fini speculativi, con compromissione di intere zone costiere, la penetrazione, oltre ogni limite, dei gruppi della grande distribuzione, così come ogni altra forma di sfruttamento che può essere approdata all'Elba, hanno sempre avuto la benedizione dei Sindaci.


D- Allora, stando così le cose, sulle questioni del parco, della sanità, dei trasporti, della scuola eccetera per bloccare questo processo di colonizzazione i cittadini a chi devono rivolgersi se i Sindaci stanno dall'altra parte? Non è immaginabile che si vada avanti con manifestazioni all'infinito. Anche perché, alla lunga, potrebbe risultare anche pericoloso

R -Semi consente, potremmo prendere a prestitodalla storia della decolonizzazione, questa volta, qualche elemento che potrebbe aiutarci a trovare una via d' uscita. Se andiamo ad analizzare tutti i movimenti storici anticoloniali, noi possiamo osservare che i leaders di tali movimenti nascono proprio all' interno della classe politica locale al soldo, potremmo dire, della potenza coloniale. E' all' interno di questa classe che si formano i leaders, che si tratti di Burghiba, Ben Bella, Boumedienne Neguib in Nord Africa, odi Gahndi in India odi Thomas Becket nell'Inghilterra di Enrico II.


D- Questo significa che la salvezza verrà dai Sindaci?

R - E' molto probabile. E questo sostanzialmente per due motivi: hanno più elementi per rendersi conto di come funzionano le cose nei palazzi fiorentini, ed hanno comunque una preparazione generalmente superiore alla media dei cittadini. Quindi, non mi sentirei nemmeno di escludereche alcuni di loro abbiano, già da tempo, preso coscienza del problema.


D - E perché non ne parlano?

R - Ne parlano, ma in modo settoriale: sanità, trasporti, parco, eccetera. In questo modo, la loro protesta rientra in un rapporto di tipo organico coni loro superiori. Se affrontassero il problema in termini globali, come abbiamo cercato di fare noi - e cioè riconducendo tutto all'esercizio democratico del potere-, sarebbero accusati di essere dei Masaniello o di porsi al di fuori della linea del partito. Secondo me, stanno vivendo momenti drammatici. Teniamo presente che questi Sindaci sono stati eletti in modo democratico dagli Elbani. Questo vorrà pure dire qualcosa.


D - Soprattutto adesso con il sistema maggioritario

R - Appunto.


D - Per concludere...in pratica, come potrebbe essere recuperato il rapporto cittadini-Sindaci e come dovrebbe essere organizzata la protesta?

R - Io non ho pratica di queste cose. Però penso che dovrebbe nascere un comitato formato da rappresentanti di quei settori che si intende smantellare odi cui si intende comunque ridurre il potere decisionale per trasferirlo in continente. Le manifestazioni, o qualsiasi altra forma di protesta, vedrebbero unita la quasi totalitàdella popolazione elbana. Non ci sarebbero strumentalizzazioni politiche e alcune forze, e soprattutto i Sindaci, sarebbero aiutati a schierarsi dalla parte giusta. E, soprattutto, lo potrebbero fare. Mi spiego: se la manifestazione è contro l' istituzione del parco, il Sindaco può non ritenere giusto essere presente, rappresentando, in quanto Sindaco, la totalità della popolazione, anche coloro, cioè, che sono contrari. Se invece si trattasse di protestare anche per tutto il resto, ad esempio contro lo smantellamento delle strutture ospedaliere, allora potrebbe essere legittimamente presente essendo ogni cittadino, purtroppo, un potenziale utilizzatore di questo servizio: che sia a favore o contro il parco. Lo stesso discorso vale per la Vice-Prefettura, i servizi idrici e tutto il resto.


D - ...ma...per fare crescere negli amministratori, nei segretari di alcuni partiti, nella gente la consapevolezza, per metterla insieme, al di là delle divisioni politiche, per arrestare questo processo di "colonizzazione "...non è che avremmo magari bisogno di un Gahndi o di un Masaniello?

R - Vedo che lei si è affezionato a questo termine...Ma, per quanto riguarda l' esigenza di avere un capo, io credo poco ai capi, ma in particolari situazioni storiche possono svolgere un ruolo importante. Lo sapevano anche gli antichi Greci, che avevano inventato la democrazia.


D - Mi dica, professore, chi potrebbe essere il nostro Masaniello?

R - Se mi assicura che taglia questa parte, tento di rispondere.


D - Vada pure, promesso.

R - Grazie. Se volete un Masaniello avete l'ex Sindaco di Rio Marina, Elvio Diversi...Se invece volete un Ghandi, allora avete certamente Giovanni Fratini, che ha già, di fatto, assunto un ruolo intercomunale e poi mi dicono che è decisamente contrario al parco.



L'intervista è stata raccolta da Giovanni Muti sabato 9 marzo 1996. Il testo è stato curato da Michele Lotti e, prima della pubblicazione, è stato sottoposto all'approvazione di Mister x.

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