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DOCUMENTAZIONE » “PASSIONI”, ROMANZO DI MARIA GISELLA CATUOGNO




" PASSIONI"


“Passioni”, romanzo di Maria Gisella Catuogno che l’Editore il, Foglio Letterario di Piombino, ha portato alla Fiera del Libro di Torino.
L’opera ripercorre le principali tappe della straordinaria esistenza di una donna bella, coraggiosa, colta e intelligente, troppo scomoda per i suoi tempi, Cristina Trivulzio di Belgioioso, che, in pieno Risorgimento e Romanticismo, nutre la sua gioventù di passioni: per la patria oppressa, per il fascinoso e spregiudicato Emilio, principe di Belgioioso, per la cultura e l’arte, per la giustizia sociale, per l’emancipazione femminile.
La sua incredibile avventura umana si snoda tra l’Italia, la Svizzera, l’Inghilterra, Malta, la Grecia, la Turchia, Gerusalemme: sempre in prima linea nelle battaglie di civiltà, senza risparmiarsi mai, con una dedizione che lascia stupiti, in un vortice di iniziative, incontri, relazioni, amicizie, amori che ne fanno una modernissima donna dell’Ottocento.
Il libro è in vendita dal Libraio sulla Calata di Portoferraio e nei principali stores (Amazon, Ibs, Li.bro.co ecc.)




“PASSIONI” RACCONTA LA VITA DI CRISTINA TRIVULZIO BELGIOIOSO



Il romanzo ripercorre la vita di Cristina Trivulzio Belgioioso, dal battesimo, a due mesi, nell’agosto 1808, alla morte, nel luglio del 1871.
Una vita privilegiata, per nascita aristocratica, e resa piena e ricca, tanto da apparire un concentrato di molte vite in una, dallo snodarsi degli eccezionali eventi storici di quei decenni, che coincidono col nostro Risorgimento, e dal temperamento, dalle passioni personali e civili, dalla sensibilità sociale, dagli interessi culturali e dall’intensa attività intellettuale della protagonista.
I valori del Romanticismo -il forte sentire, l’esaltazione dei sentimenti individuali, l’amor di patria, fino alla disponibilità al sacrificio supremo- si fondono mirabilmente in questa figura tanto fragile fisicamente quanto granitica per volontà e capacità di riflessione, analisi, studio e produzione saggistica e giornalistica, quasi a compensazione di un destino personale segnato dallo stigma di un matrimonio sbagliato, a sedici anni, col libertino principe di Belgioioso, che rovinerà per sempre la sua salute, e dal necessario abbandono del tetto coniugale, a costo della riprovazione sociale della Milano perbenista.
E poi, dalla capitale del Lombardo-Veneto, al soggiorno genovese, napoletano, fiorentino, per sfuggire alla morale ipocrita dei suoi concittadini, fino a Lugano, per sottrarsi alla soffocante vigilanza della polizia austriaca, che la considera una ribelle, e da qui in Francia, dopo una fuga rocambolesca. E ancora: il soggiorno in Provenza e l’amicizia con lo storico Augustin Thierry; Parigi e i due difficili anni da princesse malhereuse, ridotta sul lastrico dal sequestro dei suoi beni, quando, a rasserenare la sua dignitosa povertà, si inserisce anche la frequentazione con l’anziano generale Lafayette, nobile illuminato, eroe della Rivoluzione Americana e Francese; il ritorno alla prosperità economica, l’apertura di un salotto letterario-artistico- musicale, che è il più rinomato della capitale, la sua amicizia con Listz, Chopin, Bellini, Heine, De Musset, che puntualmente si innamorano di lei; la sua bellezza singolare, l’eleganza raffinata ed eccentrica e le sue stravaganze, esotiche ed esoteriche, che alimentano pettegolezzi e curiosità. E poi la parentesi della maternità misteriosa, vissuta in totale riservatezza nella campagna limitrofa, tacendo a tutti la reale paternità della sua creatura; il viaggio in Inghilterra, invitata per l’incoronazione della regina Vittoria, con la bambina, il fratello e le sorelle; il rientro in Italia, l’amore per il giovane Gaetano, l’esperimento sociale di Locate, il suo feudo, dove educa e sottrae alla miseria materiale e morale i suoi contadini, sempre più intuitiva, progressista e moderna degli altri notabili, che non la capiscono, ma anche degli opinion makers contemporanei, che la ritengono una stravagante, a partire da Manzoni, che non la sopporta, o da Mazzini, che la tollera con dispetto.
Allo scoppio delle Cinque Giornate, nel 1848, Cristina è lì, sulle barricate, come a Roma, durante i mesi convulsi ed esaltanti della Repubblica, quando organizza gli ospedali cittadini, cura piaghe e ferite, assume tra le infermiere anche le prostitute e, come al solito, suscita maldicenze a non finire. Poi, alla caduta di Roma, la fuga in Oriente: Malta, la Grecia, Istanbul e la Cappadocia sono le tappe del suo viaggio e del suo soggiorno. Sempre con coraggio e grinta, anche nei momenti più drammatici, senza mai sospendere i contatti con l’Europa e gli affetti familiari e amicali.
Fino al ritorno: prima in Francia, dove fa in tempo a conoscere l’astro nascente Virginia Oldoini, la Contessa di Castiglione e a vivere la preparazione alla seconda guerra d’indipendenza, e poi in Italia, a Milano, Blevio, Locate, circondata da stima e amicizia, in tempo per conoscere la nipotina Cristinetta e i suoi primi teneri anni, e a vedere Roma capitale.
Un personaggio dalle mille sfaccettature, dunque: principessa rivoluzionaria, riformatrice sociale, finissima intellettuale, femminista ante litteram, ma soprattutto creatura umanissima, dall’intelligenza, anche politica, acuta e sensibile, ancora sconosciuta al grande pubblico e che non ha ricevuto, nella storia, il riconoscimento che si merita.
Maria Gisella Catuogno




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