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IL NUOVO LIBRO DI LEONIDA FORESI:




UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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"L'ULTIMA SPIAGGIA" DEL DISSALATORE DI MOLA di Alberto Zei

pubblicato domenica 28 giugno 2020 alle ore 23:42:59




 



 



Con il  precedente articolo riguardante l’installazione del dissalatore,  è stato messo in evidenza in primo luogo che lo scippo delle decisioni all’Isola d’Elba si rende possibile  soltanto quando i Comuni non si schierano o addirittura si contrappongono tra di loro. Questa circostanza dovrebbe far riflettere per il futuro.



Il posizionamento delle tubazioni di immissione  e dello scarico salino del dissalatore comporta delle cautele  da prendere,  soprattutto dal punto di vista ecologico,  prima che si verifichino i cosiddetti “effetti indesiderati”.



La scelta della  comoda  installazione dell’impianto sulla più importante area pianeggiante dell’Elba alle spalle della spiaggia del Lido, causerà   una serie di danni ecologici e ambientali alla flora e fauna marina nonché alla vegetazione terrestre,   con contrazione delle risorse turistiche a danno soprattutto  degli insediamenti balneari locali.



 



Acqua: Ait, via libera del Tar a dissalatore isola d'Elba | e-gazette



 



La storia si ripete



 L’impianto di dissalazione per l’ Isola d’ Elba  che come è noto, viene generosamente offerto dalla Regione Toscana  tramite il binomio: Autorità Idrica  Toscana (AIT) e l’ Azienda Servizi  Ambientali ( ASA)  incaricata  alla gestione dell’ acquedotto, perché mai dovrebbe essere rifiutato?  Così che, per quanto riguarda  la “necessità”:  di un diverso approvvigionamento idrico, del ricorso al dissalatore, della scelta del territorio, della redazione del progetto, del tipo di dissalatore,  della industria che lo produce, della istallazione dell’ impianto e della manutenzione dello stesso, si può dire con una punta d’ironia,  che “qualcuno se la orchestra, se la suona, se la canta e  se la balla”,  ritenendo di non dover condividere prima della  costruzione dell’ impianto  alcunché con le Autorità elbane, alcune delle quali per esprimere il loro dissenso, per ora si  stanno rivolgendo al TAR.  



I due Enti, oltre a realizzare quanto detto alla  loro maniera,  lasciano poi alla stessa ASA la gestione dell’ approvvigionamento idrico elbano,  che recupererà poi  dall’utenza  il frutto di tanto generoso impegno.



E’ stato così deciso  di integrare con il dissalatore  una  parte  dell’ acqua perduta  dagli  acquedotti dell’ Isola; acquedotti che la stessa Società  avrebbe  dovuto preventivamente ottimizzare in maniera corretta e tecnicamente efficace ma che, una volta ottenuta la concessione, la storia si ripete, si è ben guardata da provvedere.



 



Il conto da pagare



 Ma quanto costerà agli elbani  il dissalatore  una volta completato e soprattutto, quanto  costerà agli adiacenti  Comuni di Porto Azzurro e di Capoliveri?



La risposta immediata dei sostenitori di questo primo impianto potrebbe essere: niente, assolutamente niente, è tutto gratuito.



 Einstein usava però ripetere che in tutto l’ universo non  esiste  un pasto  gratis.   Infatti  anche  all’ Elba le cose non cambiano in quanto a   saldare il conto  è il solito   Pantalone.  Ma  i soldi di Pantalone sono quelli  dei contribuenti. Inoltre, il  prezzo da pagare non è soltanto quello in dare,  ma  anche quello causato dal  danno ecologico/ambientale e  dalla conseguente contrazione economica dovuta alla sensibile diminuzione delle entrate turistiche di stagione.



 Oltre a ciò, va tenuto in debito conto il diretto disagio causato agli abitanti dei due Comuni più interessati, ai turisti e agli  elbani che,  per “stessa spiaggia e stesso mare”, dovranno accontentarsi   del noto ritornello.



Nel  senso pratico delle cose  non si può prescindere dalla priorità dei bisogni   per chiedere e ottenere risorse finanziarie dalla Pubblica Amministrazione per ciò che effettivamente occorre all’Elba. La pelosa generosità,  ostentata “oltre canale”, sottoforma di gratuità, con il denaro di Pantalone, non riuscirebbe a convincere neppure Cappuccetto Rosso.



 



L’ Elba demografica



Va anche sottolineato il fatto che la conformazione del territorio  dell’ Isola d’ Elba è molto diversa dall’ appiattimento orografico ad esempio,  della vicina Pianosa.  All’ Elba soltanto il 10% dei  230 km quadrati di  superficie,  è utilizzato;  il restante territorio è composto da colline e montagne  praticamente quasi totalmente privo di aree  agricole o abitative. Quindi sottrarre alla pregevole area naturalistica quella dedicata  al dissalatore e al territorio che lo circonda,  costituisce  un danno rilevante, tanto più  che  la scelta è ricaduta, come si diceva,  su una delle più belle e frequentate spiagge del’ Isola; spiaggia che, nella stagione estiva, rappresenta per gran parte della popolazione locale  con i suoi insediamenti turistici, alberghi e stabilimenti balneari, l’ unica  fonte di reddito per l’ intero anno.



 



Il valore dell’ investimento



 Dal punto di vista finanziario l’ investimento  ammonta  (gli incrementi avverranno in corso d’ opera) a quasi venti milioni di euro, così disutilmente  dispersi  per la realizzazione di un’ progetto il cui rapporto “costi/benefici”  si risolverà  sostanzialmente in uno  spreco di denaro.



Da quanto finora emerge dal mare magnum della disutilità  del  dissalatore,  si deve tener  conto che il fabbisogno idrico dell’ Elba è di circa  otto  milioni di  metri cubi annui.



L’ acqua piovana che  raggiunge l’ Isola nel corso dell’ anno secondo gli esperti,  è quasi  dieci volte maggiore di quanta ne serve per le  esigenze locali e turistiche.  Questo fatto  dovrebbe essere più che sufficiente per comprendere che  qualcosa non torna nella decisione di installare un dissalatore.



Poiché dell’ acqua che viene fornita attualmente al territorio  elbano, quasi la metà viene  dispersa lungo il percorso  o comunque inutilizzata, sarebbe stato più ragionevole ottimizzare la funzionalità dell’acquedotto  prima di  ricorrere  al palliativo di questo contestato impianto



          Concludendo  che per questo dissalatore,  “quando il guadagno non c’ è la remissione  è certa”,  non sarebbe sufficiente, perché  qui si  va oltre,  molto oltre,  dove alla remissione   si aggiunge anche la beffa.




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