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COME FU DISTRUTTA LA TARGA DI PIETRO GORI A RIO NELL’ELBA di G. Muti

pubblicato mercoledì 9 gennaio 2019 alle ore 10:50:36




COME FU DISTRUTTA  LA TARGA  DI PIETRO GORI  A  RIO NELL’ELBA  di G. Muti








 



 



 


 

 



Ieri   era l’anniversario  della   morte  di  Pietro Gori    morto  a  Portoferraio l'8  Gennaio 1911.   A  febbraio di  quest’anno   si parlò molto sui  giornali  di Pietro Gori,  in  occasione dell’intitolazione  della  piazzetta Gori  all’ ex  sindaco di Portoferraio  Giancarlo Ageno.  In   quell’occasione  pubblicammo un  articolo per  ricordare   come, durante  il  periodo fascista,  le  targhe  dedicate  a  Pietro  Gori fossero  tolte  e   poi  ricollocate, a loro posto, nel  primo dopoguerra.  Ad  eccezione di  quella  di Rio nell’Elba  che   fu fatta  a  pezzi  con una  mazza da  muratore. Ripubblichiamo  la  parte  dell’articolo  che descrive  questo episodio.



 



 



 



“.. . .Era  al centro della facciata  del palazzo  che da  sulla piazza principale,   e durante  il  fascismo,    arrivò l’ordine di   toglierla  e  distruggerla,   così come   avvenne per   quelle degli  altri paesi. 



 



 A  Portoferraio e  a  Capoliveri  vennero tolte, ma nessuno ebbe  il coraggio   di spezzarle  con una mazza. Questo avrebbe comportato di colpire il volto    di Pietro Gori.  Il  difensore   dei deboli  dei lavoratori, un mito assoluto. Non ebbero il coraggio di  farlo e furono  ricoverate  e   poi   rimesse  al loro posto nel primo   dopoguerra .



Ma  a  Rio Elba   questo non fu  possibile  perché,   una volta  tolta dal muro e  calata a  terra,     fu fatta  a  pezzi.



 



Ma la  cosa  non fu facile. Si racconta  che,  una  vota  che la  targa fu posata  terra, un  gerarchetto locale indicò  all‘operaio  del comune  la mazza   appoggiata al muro.    Lui  la prese  e  si avvicino. La  targa  era  molto grande e   Pietro Gori  vi era  rappresentato  a  braccia aperte,   come a  simboleggiare   un grande  abbraccio,   un gesto d’amore  verso l’umanità. L’operaio   indugiava  e  guardava verso  il  gruppo di   riesi che   stavano assistendo, come se   chiedesse  un incoraggiamento.



 



Poi arrivo  l’urlo del gerarchetto



 



“Andamo che famo notte”



 



Allora  si racconta  che  uno del  gruppetto,  a  bassa  voce,   disse più o meno  questo:



 



“ Il problema  non  è tanto romperla.Il problema  ci sarà quando dovrà essere incollata  rimessa    al suo posto”.La targa  alla  fine  fu  fatta  a  pezzi e  poi,  con una carretto da muratore,  gettata  in una specie di magazzino  abbandonato  di fronte  alla Chiesa.



Passò  qualche anno  e  fu   poi triturata  gettata, come se fosse  del ghiaino,   nel  cortile  al  lato della chiesa dove  c’era  l’asilo  e   dove  giocavano  i bimbi.  Forse  ancora oggi,  dopo  80  anni,   in quel   cortile ci sarà ancora  qualche  passettino di marmo bianco  



 



 A  Ragione  Nurra.   Peccato   che  questo oltraggio  non  sia stato lavato   dai due  sindaci di  Rio  che   sono intervenuti  a   difesa  di Pietro Gori. Ma non è poi  così sorprendente. Dopo tutto,    i  Comunisti  non hanno mai sopporto gli  anarchici.  Ma  può anche darsi  che,    dopo le lezioni  drammatiche  avute  dalla storia,  abbiano     capito come  il messaggio  di  fratellanza    e  di libertà  di Pietro  Gori sia più importante   della  la realizzazione  della dittatura del  proletariato.. . “






 




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