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I MIEI ERRORI NEI RIGUARDI DALLA LA PITTURA DI ITALO BOLANO di G. Muti

pubblicato domenica 20 settembre 2020 alle ore 11:40:56


I MIEI ERRORI    NEI RIGUARDI DALLA  LA  PITTURA DI ITALO BOLANO  di G. Muti

 



 



La  scomparsa  di  italo Bolano  oltre  che  avermi addolorato   mi  ha  fatto   ricordare qualche    episodio e  gli errori di valutazioni che  all’inizio  avevo fatto  sulla sua  Pittura 



 Io  ho conosciuto Bolano nel 70,  quando sono rientrato dall’estero. Non  lo conobbi al Liceo Artistico  di Firenze  perché  quando io  incominciai, lui  si  era  già  diplomato. Ci  Trovai    Castelvecchi  e  Manzi, che erano già lì da     qualche  anno. Io  il  diploma , nonostante dessi  la maturità  due,  volte  non  riuscii  a  prenderlo.



 



 Quando, in  quegli anni,  il Gruppo   Artisti Elbani,  tutti  postmacchiaioli,  organizzava  mostre, Bolano, essendo un pittore   moderno, non  partecipava. E  per  questo nell’ambiente  veniva sfottuto.  Anche io partecipavo.   Un  giorno    alla Linguella   fece  una  mostra   antologica.  Visitandola  con un gruppetto  di amici,  feci  qualche battuta  ironica   sulla necessità che aveva sentito, lui ancora  giovane, di farsi una antologica. La  cosa  gli  fu riferita,  così  me lo vidi  aprire la  porta dell’agenzia  dove lavoravo,    mise   la testa  dentro   e  con    sorriso  ironico mi disse:



 



 “Senti,     saresti  capace  di farmi  due  biglietti   andata  e  ritorno per  Palermo?”



 



 Siccome  non avevamo   biglietteria, pensai  che  volesse  sfottermi. Cioè:  te  mi critichi ma io faccio  mostre  e  te fai  biglietti. Forse   lui non ci pensava nemmeno, ma io la presi così e  reagii   con una battuta  acida.



 



   Lui si fece una  risata  e  chiuse  la  porta. La  sera   la  riapri  e,  come se  nulla  fosse  successo,  mi disse:  “Ti aspetto al Centro. . .  mangiamo     salsicce    e fagioli”  e   prima  di  chiudere la  porta aggiunse: 



 



 “   Mi raccomando.. .guarda  che  ti aspetto”



 



Della  sua  pittura, all’epoca,  non  pensavo  gran che bene,  al punto che   ad un  amico che mi    chiese   dei   bozzetti   da  mettere in  appartamentino  gli  dissi che non  ce ne avevo, ma   che,  per  fare  prima, gli avrei  fatto     4 o 5  “  bolanini”   a  tempera. Presi   5  tele piccole  e detti delle pennellate  rapide  come sciabolate, come  faceva Bolano.



 Appena   finito, li appoggiai  al muro  e  mi allontanai  per  guardarli.  Quando mi voltai  non volevo credere ai miei  occhi:  un vero schifo. Le  sintesi  delle  immagini   che  avevo voluto rappresentare  non  apparivano. Non vedevo altro che delle  pennellate  date  a  caso.  Rimasi a lungo a  guardarli  con  il pennello in mano. Mentre loro appoggiati ad  un vecchio muro  mi stavano umilmente  rivelando  una  verità: io, nella pittura  di Bolano non ci avevo capito nulla,   e  quindi  dovetti riflettere  anche sui   miei limiti.  Limiti   che nascevano, anche,    dai pregiudizi  che  i figurativi    avevano nei  confronti  degli astrattisti



 



 



Qualche  tempo dopo   avvenne  qualcosa  che   mi fece  cambiare  idea  e capire, credo a  fondo , la  pittura di Bolano .   Avvenne  quando a  COSMORADIO   decidemmo  di pubblicare  il   libro   di  Giuliano  Giuliani   sull’affondamento dell’Andrea Sgarallino  e  bisognava  disegnare la  copertina,  che  dovevo fare  io



 Scartai l’idea di  disegnarla,  come  l’avrebbe disegnata Beltrame nella Domenica  del Corriere, cioè  come  una  illustrazione e  decisi di  tentare  una  cosa  moderna. Cioè,  fare  sulla carta dei segni che  alludessero   ad elementi   di una nave che esplode  e  affonda:    un fumaiolo,  un albero, un   timone  ed il  lampo dell’esplosione.  Poi, pensavo, chi guardava,  avrebbe  ricomposto la scena  ed  avrebbe visto, attraverso  queste  forme  incerte,    l’esplosione    e  l’affondamento  e il dramma  che si stava  verificando



 



 



Quando lo  guardai   mi resi conto,  con un  certa  sorpresa,     che  assomigliava  ad  un Bolano. Lo avevo  fatto in bianco  a  nero.   Bolano  sarebbe stato capace  di farlo  a  colori   e  certamente  meglio di come  l’avevo fatto io.



 



 



Da  allora   in poi,  mi sono   avvicinato  alla  pittura  di  Bolano  con uno spirito diverso, senza  pregiudizi   e  ho visto  dei  quadri veramente  straordinari. E un giorno,   in una  delle ultime   mostre alla Gran Guardia,        gli ho   raccontato  tutto  e  mi sono scusato per la  mia    presunzione



In  quell’occasione  gli  ricordai  come anche lui, però,   quando parlava  dei   post macchiaioli   non fosse   tenero. E lui mi disse  che  con tutto  quello che  era  successo  negli  ultimi decenni  nella  pittura  non capiva  come  all’Elba   ci si ostinasse     a  dipingere   alberi e  pagliai   e qualche barchetta.   



 



Certo,  per  capire  la  pittura  di Bolano    ci  vuole  una  certa  una  preparazione. Io,  nonostante  avessi fatto una scuola   artistica, avessi  vissuto all’estero   e     visto  più importanti musei europei,  avevo  avuto difficoltà  a  capirla . E’  comprensibile  che,  anche  altri possano avere  avuto gli stessi problemi.   Non è colpa  di Bolano ne’    della   sua  pittura, ma forse   dei  tempi che   stiamo vivendo. 



  Specialmente  in provincia  dove  gli spazzi  culturali  sono limitati   e dove  si     alzano   anche delle  barriere di varia natura   tra  gruppi persone,  che  impediscono di comunicare.  Poi,  se  un artista   si  distingue   per  una  visione   originale   della realtà,  allora   è più facile   che, come diceva  Bolano  rimanga  solo  e  triste.



 Sappiamo che  è così,   ed è difficile  farsene  una  ragione.  Però,  bisogna  dire che  non  tutti i   sindaci   e gli   assessori  alla  cultura   erano stati   contaminati   da  quel  clima  culturale . Altrimenti   non  vi sarebbero  opere  di Bolano    istallate   in alcune  piazze    elbane



 



 



 




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