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“Passioni”, romanzo di Maria Gisella Catuogno:




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Questo libro è per la verità e la giustizia!

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IL NUOVO LIBRO DI LEONIDA FORESI:




UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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LA LOTTA DEL MOVIMENTO ELBA 2000 CONTRO “ IL BIDONE AL VELENO” DEL BURACCIO CHE CONTINUA AD AVVELENARE DA 20 ANNI di G. Muti

pubblicato domenica 6 ottobre 2019 alle ore 11:07:51


LA LOTTA DEL  MOVIMENTO   ELBA 2000  CONTRO “ IL BIDONE  AL VELENO”  DEL  BURACCIO  CHE CONTINUA  AD  AVVELENARE   DA 20  ANNI  di G. Muti

 



 



Giuliano Messina   scrive  su  Face Book    in  riferimento  ai cattivi odori che arrivano  dell’impianto  del     BURACCIO:



“Al  Lido ci stanno soffocando ma quando finirà questa piaga del buraccio...sembra che la cosa non riguardi nessuno finché qualcuno non farà un'azione sconsiderata per l",esasperazione..e allora poi scriveranno i giornali e accorreranmo i carabinieri

Siamo arrivati al limite vergogna,   vergogna,  vergogna!!



 



Sono  passati 20  anni  dalle lotte  che,  come  Movimento   Elba 2000,   abbiamo  fatto  per  impedire  la  costruzione  dell’inceneritore  del Buraccio.  Lotte  fatte nell’indifferenza  totale  dei politici e    degli amministratori  dell’epoca



Nel '98  scrissi  una articolo   che  fece  molto arrabbiare   il commissario  Roberto Daviddi,   che    inviò  una lettera  di dimissioni alla Regione,  a  tutti  sindaci e al presidente delle  Comunità Montana,   motivandole  così:



 



“   Siccome   non intendo più sopportare  le offese personali ed azioni persecutorie, cosi come si leggono nell'articolo di stampa ( ultimo di una lunga serie)che allego,comunico le mie dimissioni da Commissario Straordinario all'Isola d'Elba a far data dal I .11 .1998.”



 



Che  cosa  diceva  l’articolo di così  grave?   Diceva  che  quell’impianto   avrebbe avvelenato l’aria per  decenni. La sintesi  era  nel  titolo: “BURACCIO,  BIDONE  AL  VELENO” Il termine  bidone stava  ad  indicare  che  poi  i costi enormi li avrebbero pagati  i cittadini.  Quindi oltre  che  avvelenati  anche  bidonati.



Gli risposi che poteva stare   tranquillo che  i  sindaci e  la  Regione   l’avrebbero respinte , cosa  che  avvenne  regolarmente.



Ma com’ è nata   questa   incredibile  vicenda del  Buraccio ? Ecco  una    breve  ricostruzione   dei  fatti  scritta  nel 1998



 



La  storia



C’era una volta un isola felice chiamata Elba, dove otto sindaci, senza palle né senso di responsabilità, non riuscivano ad accordarsi sul luogo nel quale fare sorgere la nuova discarica.



La regione allora, giustamente, nominò il proprio proconsole, con poteri di vita e di morte in materia di smaltimento dei rifiuti.



 



 Un ragioniere che ragiona



 



 Era un cranio assoluto, provvisto di una ineguagliabile referenza : il titolo di Ragioniere, che attestava la sua impareggiabile capacità di “ragionamento”.



Qualcuno sussurrava che fosse anche parente di un potentissimo dirigente di un partito al potere (da verificare….)



In verità queste due qualifiche , come accade in ogni “regime” che si rispetti , potevano valere più di qualsiasi titolo accademico e gli avrebbero consentito , se lo avesse desiderato, di ricoprire qualunque incarico, compreso quello di chirurgo all’ospedale civile elbano.



 



Il viaggio  in america



Pare che, durante un viaggio negli Stati Uniti, il ragioniere si innamorasse di certi moderni impianti utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti: una struttura simile poteva davvero rappresentare la soluzione ideale anche per l’isola d’Elba!



Questo impianto avrebbe selezionato i rifiuti ; soprattutto avrebbe diviso i residui organici dalle parti secche. Con i primi si sarebbero prodotti fertilizzanti e concimi per l’agricoltura, mentre con le seconde, triturate, si sarebbe prodotto il materiale, che bruciato, avrebbe poi assicurato una produzione di energia elettrica. Il tutto senza arrecare nessun inquinamento.



 



Gli otto sindaci



 



 



Le amministrazioni vennero informate della scelta e fu anche precisato che, operando lo stesso impianto le selezione dei rifiuti, i Comuni non avrebbero dovuto programmare alcuna forma di raccolta differenziata. Unico caso a livello nazionale i comuni elbani, del tutto in contrasto con i decreti Ronchi  ( che impongono alle Amministrazioni di effettuare la raccolta  differenziata e prevedono pesanti sanzioni  per gli inadempienti), non avrebbero dovuto accollarsi la raccolta differenziata del vetro, della carta, e della plastica. Gli otto sindaci, poveri allocchi, se la sono bevuta….



 La trovata del ragioniere



Sembra, che ad un certo punto , però, l’astuto ragioniere si rese conto che un impianto di quel tipo, se realizzato alla perfezione, sarebbe costato centinaia di miliardi, allora,  essendo uno che “ragiona”, decise di risparmiare riducendo al minimo la fase di selezione dei rifiuti: invece di cento o duecento nastri ruotanti mettiamone due o tre, tanto vedrai che funziona lo stesso! La conseguenza inevitabile di questa scelta da ragioniere, davvero geniale, fu la sola approssimativa divisione dei residui organici dalle parti secche, ( e il povero bruciatore, mutilato nelle braccia, in preda allo sconforto, non riuscì più a distinguere un preservativo da una lava stoviglie …..) Ciò provocò la produzione di un “compost” maleodorante (anziché inodore, come accade negli impianti che funzionano perfettamente) e inadatto agli usi agricoli.



 



 



Il compost  e diossina



 



E adesso, tornando alla realtà, la cosa davvero di una gravità inaudita, dopo le scelte dell’astuto ragioniere, è che il materiale utilizzato come combustibile per il gassificatore, essendo composto non solo da parti secche ma anche da residui organici, brucia ad una temperatura più bassa di quelle di sicurezza, brucia cioè a meno di 800 gradi (600-700 secondo l’Arpat) e quando la combustione avviene a queste temperature produce diossina. La diossina, come tutti sanno, è un potentissimo cancerogeno, responsabile della morte per tumore di decine e decine di persone, a Seveso, una ventina di anni fa. Seveso distava alcuni Km dalla fabbrica in cui avvenne la dispersione di diossina così come, ad esempio, Portoferraio, dista solo 5 Km dal Buraccio, che non sono davvero nulla, specie quando tira vento di scirocco.



 



Gassificatore  o Bruciartore ?



 



Noi non sappiamo se è fuoriuscita diossina dall’impianto del Buraccio, ma di sicuro le Autorità competenti in materia di salute pubblica farebbero bene ad effettuare, quanto prima, le dovute verifiche e i doverosi controlli.



Siamo di fronte dunque, ad un clamoroso “ bidone”: si tenta di spacciare per “gassificatore” quello che per la non perfetta realizzazione, somiglia molto di più ad un volgarissimo e pericoloso inceneritore.



Tutto questo mentre si vanno a spendere miliardi per promuovere l’immagine dell’Elba come oasi naturale incontaminata.



 



 Gli effetti sul turismo



 



 



Quando i giornali e le agenzie tedesche verranno a conoscenza della cosa riteniamo che non si faranno tanti scrupoli nel diffondere la notizia, con prevedibili ripercussioni sul nostro lavoro e sulle nostre tasche.



La gente, al momento, è quasi inconsapevole del problema. Perché? Perché chi sa qualcosa tace. Tace ad esempio, la stampa asservita, che, tra i tanti distinguo, ci fornisce solo alcuni dati tecnici e numerici i quali, senza adeguata spiegazione, contribuiscono ad aumentare il polverone creato ad arte dal regime (ad esempio, su un quotidiano di qualche giorno fa si riportava un dato fornito dall’Arpat sulla temperatura di combustione, ma ci si guardava bene dallo spiegare che, a quelle temperature, si produce diossina. Questo sì che è giornalismo documentato, responsabile e “democratico”)



 



I sindcati , l’ispettorato del lavoro  e l’Als



 



 



I sindacati dei lavoratori, tuttora impegnati in  discussioni sui massimi sistemi (da cui dipendono le magnifiche e “progressive” sorti dell’umanità) non chiedono controlli e verifiche.



L’Ispettorato del lavoro non interviene, come non interviene la USL, nonostante i certificati medici attestanti i danni immediati già provocati dalle esalazioni di gas  e non ostante il responsabile USL in materia ambientale sia uno dei massimi dirigenti elbani di uno dei partiti al potere.



Non vengono pubblicizzati i risultati delle pochissime analisi fatte, che esprimono valori venti volte al di fuori norma. Non vengono istallate le centraline di controllo, previste dal capitolato d’appalto, che dovrebbero monitorare la zona adiacente all’impianto per verificare cosa viene immesso nell’aria al termine del processo di combustione.



 



 



Il Parco



 



Argutamente, non prende posizione l’Ente Parco, tanto il bruciatore è al di fuori del perimetro del parco e allora le cinciallegre non corrono alcun pericolo. Non intervengono nemmeno i fondamentalisti verdi , tutti assorbiti da problemi assai più importanti, come le condizioni di salute  dei gatti di Pianosa o la castrazione dei gatti randagi.



Se vogliamo davvero salvare noi stessi e i nostri bambini( e questa, credeteci non è affatto retorica) dobbiamo prendere tutti coscienza del problema e pretendere, da chi ci rappresenta, l’intervento immediato per la chiusura di questo immondo bidone di merda al veleno.



Una cosa, assolutamente non la vogliamo: non vogliamo commissioni d’inchiesta “interne” o nominate dai politici. Vogliamo che intervenga prontamente la magistratura, che si faccia luce su quello che è accaduto e che sta’ accadendo, che individui le eventuali responsabilità e sbatta in galera gli eventuali colpevoli.



                                                              



                                                                                       Portoferraio 23.10.1998



 





 



 





 



 



 




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