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MAGO CHIO' Vita e leggenda del Primo free - climber del Mondo di Giuliano Giuliani:




Mago Chiò era vissuto nella seconda metà dell’Ottocento. Nato a Portoferraio nell’Isola d’Elba qualche anno dopo l’Unita d’Italia in una delle vie più antiche della vecchia Cosmopoli ( nome che fu affibbiato alla città nei primi tempi della sua costruzione


 

“Passioni”, romanzo di Maria Gisella Catuogno:




“Passioni”, romanzo di Maria Gisella Catuogno che l’Editore il, Foglio Letterario di Piombino, ha portato alla Fiera del Libro di Torino.


 

IL FANTASTICO VIAGGIO DEL COMANDANTE GRASSI:




RACCONTO DI UN VIAGGIO IN CINA


 

Nuovo libro di Marcello Camici:




Nuovo libro di marcello Camici


 

Affari e politica a Portoferraio di Giovanni MUTI:




Questo libro è per la verità e la giustizia!

Vittorio Sgarbi


 

Giuliano Giuliani "AFFANDAMENTO DELL'ANDREA SGARALLINO" :




la ricostruzione attraerso la voce dei protagonisti della più grande tragedia che abbia colpito una nave civile nel mediterraneo durante nell'ultimo comflitto mondiale


 

“BALENE ALL’ELBA” :





Balene all’Elba è il titolo di un libro di Antonello Marchese, adesso in vendita nelle librerie. Fin dalla presentazione che si è tenuta alla Gran Guardia di Portoferraio, ha suscitato un grande interesse.


 

IL NUOVO LIBRO DI LEONIDA FORESI:




UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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OGGI A "UN GIORNO ... UNA PAGINA" LUCIANO ROSSI CON " MASSONERIA ITALIANA"

pubblicato sabato 7 settembre 2019 alle ore 09:17:08


OGGI  A

  Si tratta di un excursus storico della Massoneria Italiana, con i suoi principi e

le sue finalità, dalla sua organizzazione, avvenuta nel 1859 a Torino, fino alla

gran maestranza di Lino Salvini del 1970. È un percorso nel quale le battaglie

risorgimentali e le vicende politiche italiane post risorgimentali si intreccia-

no con la vita del G. O. I., con le sue tante luci e le sue poche ombre, con i

lunghi periodi di affanno durante le vicende travagliare del ventennio fascista

che ne hanno messo in forse la sua stessa esistenza, ma rivissuto anche attra-verso le gravi vicende interne quale fu lo scandalo della Loggia Propaganda 2.

È un percorso che rinasce attraverso l'impegno dei tanti Fratelli del G. O. I.

che operarono, chi con la spada, chi con la penna, prima per unire il nostro

paese poi per emanciparlo. Ma soprattutto il G. O. I. rivive la sua storia attra- verso il racconto della vita di coloro che ne furono i massimi rappresentanti:

i Gran Maestri e le loro travagliare vicende, non solo politiche ma anche e so-

prattutto umane.



Luciano Rossi



 



Prefazione



 



Con questa sua ultima fatica (il fratello) Luciano Rossi ci consegna una memoria puntuale e narrata con mirabile semplicità – non è mai facile raccontare con semplicità lo svolgersi di cose complesse – di una serie di accadimenti attorno ai quali si è costruita la storia del nostro Ordine.



Una storia che parte da lontano e che si è alimentata nel suo disegnarsi nel tempo con gli stessi elementi che hanno determinato i fattori costituenti dei processi di formazione della Casa Comune.  L’Italia, la nostra patria.



Infatti, nella serena ricostruzione di Luciano Rossi, le vicende della nostra Istituzione si intersecano costantemente con gli avvenimenti che hanno composto il quadro politico e sociale entro il quale quelle vicende si sono dipanate. E questo è un grande merito, perché aiuta tutti noi nella comprensione del ruolo esercitato dalla libera-muratoria sul teatro italiano.



Il risultato è stata la pubblicazione di  un testo pregevole, nel quale i fratelli, e coloro che fratelli non sono, potranno riscoprire il ruolo esercitato dalla massoneria del G.O.I. nella storia del loro paese. E questo grazie ad un modello di ricerca che non ha concesso alcunché a sensazionalismi e fumisterie, facendo della ricostruzione documentata dei fatti il cardine della narrazione.



Anche l’elencazione dei Gran Maestri, proposta in successione cronologica, contribuisce non poco alla “ratio” del racconto, e ci restituisce il senso di una presenza e di un ruolo destinati ad alimentare l’orgoglio della nostra appartenenza. Una appartenenza – quella dei fratelli delle Logge all’Obbedienza del Grande Oriente d’Italia – che nessuna aggressione, per quanto violenta e proditoria, è mai riuscita mettere in discussione, come anche i più recenti avvenimenti italiani hanno ampiamente dimostrato.



Grazie a Luciano, dunque, che ci ha spinto a fare i conti con la nostra storia e a prendere ancora più coscienza della profondità delle nostre radici, dalle quali prende forza e vigore il grande albero – tronco, rami, cespugli e foglie – nel quale noi tutti ci collochiamo.



 



Francesco Borgognoni



Presidente del Collegio Circoscrizionale dei MM VV della Toscana



 



 



 



 



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IL G.O.I. IN ESILIO



 



A molti oppositori del Fascismo non rimase che la via dell'esilio ed i massoni, molti dei quali appartenenti ai disciolti partiti repubblicano e socialista, furono costretti a esulare. Fra tutti ricordiamo Eugenio Chiesa, esponente di primo piano del Partito Repubblicano che nel 1926 vide la sua casa devastata dagli squadristi fascisti, fu dichiarato decaduto da deputato e con altri esponenti dell’opposizione fu costretto a lasciare l’Italia per la Francia; Cipriano Facchinetti, anch’egli esponente del Partito Repubblicano, e i giornalisti dello stesso partito Silvio Stringari ed Edoardo Masini; Luigi Campolonghi, mazziniano, giornalista e fondatore della "Lega Italiana dei diritti dell’uomo" (LIDU) durante il suo esilio in Francia; Giovanni Amendola, meravigliosa figura di giornalista socialista al quale si deve il termine "totalitarismo" da lui usato per la prima volta nei confronti del Fascismo e da questo massacrato di botte alle porte di Pistoia, pestaggio in conseguenza del quali perderà la vita esule a Nizza. Anche il socialista ed ex ministro Arturo Labriola e Alberto Giannini fondatore del "Becco giallo", settimanale di opposizione al Fascismo, furono esuli, così come il leader del sindacalismo rivoluzionario Alceste de Ambris già Garante d’amicizia del G.O.I. presso la Gran Loggia di Francia, e i giornalisti Ubaldo Triaca e Aurelio Natoli. Con loro altre centinaia di Fratelli di tutta la penisola che, abbandonati gli affetti e il lavoro, cercarono riparo in terra straniera in attesa del ripristino della libertà e della legalità. Molti di costoro ripararono in Francia dove in passato il G.O.I. aveva avuto buoni rapporti sia con il G.O. Francese che con la Gran Loggia di Francia e dove già lavorava la loggia "Italia" all'Oriente di Parigi formata da emigranti italiani nel 1923. Chi rimase in patria entrò negli elenchi costantemente aggiornati delle varie prefetture del Regno, sotto sorveglianza, all’occorrenza perquisiti e revisionati, vale a dire con la corrispondenza intercettata e controllata. Ciò nonostante, i sentimenti immutati nei confronti di quei princìpi dei quali l’Istituzione si era ammantata nei secoli continuarono a serpeggiare su tutto il territorio, e i verbali della polizia si riempirono di notizie circa "vecchi Massoni che si riuniscono segretamente"[1] a Milano, Pisa, Palermo, Potenza, Torino e in altre città. Molta preoccupazione suscitò il fatto che molti Fratelli marittimi potessero entrare in contatto con Fratelli esuli e stranieri. Il nuovo modo di riunirsi fu quello delle "logge circolanti", piccoli gruppi che si riunivano costantemente in luoghi diversi e che non conducevano certo lavori rituali ma solo informali, comunque fondamentali per non sfaldare il sodalizio di fratellanza, per tenere accesa la luce della speranza, non smarrire la tradizione di libertà della Massoneria Italiana, e soprattutto per ottenere e inviare informazioni all’estero dove i Fratelli italiani cercavano, faticosamente per il rispetto rigoroso delle Costituzioni richiesto dalle altre massonerie, di ricostruire la sua esistenza. È con questo fine che nel gennaio 1930 a Parigi gli esuli italiani fondarono una nuova loggia, "L'Italia Nuova", ed Eugenio Chiesa fu eletto Maestro Venerabile; nello stesso mese quindici Fratelli riuniti alla Taverna Gruber, rompendo ogni indugio e sapendo bene le difficoltà che avrebbero incontrato, dichiararono formalmente ricostituito il G.O.I. in esilio.



Almeno due gli ordini di fattori che indussero a compiere i primi passi sulla strada della ricostituzione del Grande Oriente:



-il primo fu il consolidamento del regime fascista a seguito della stipula dei Patti Lateranensi del 1929 e, di conseguenza, la caduta di ogni speranza residua circa la possibilità di un rovesciamento del Governo Mussolini in tempi brevi per un intervento risolutore del re, tanto che si iniziò a presagire una lotta dai tempi lunghi, creando l'esigenza di fare sopravvivere, quantomeno in esilio e sia pure a un livello poco più che simbolico-rappresentativo, la tradizione della Libera Muratoria italiana;



-la seconda considerazione fu che il protrarsi di una condizione d’incertezza e di stallo non solo avrebbe privato di un punto di riferimento, sia pure all'estero, i Fratelli desiderosi di tenere in vita in Italia, con tutti i rischi del caso, il lavoro muratorio, ma avrebbe finito per avviare fenomeni disgregativi anche tra quelle logge estere che nonostante lo scioglimento in patria avevano continuato a operare in piena autonomia.



Saranno per l'appunto queste logge, e le poche altre che si riuscirà a costituire ex novo nei vari paesi di emigrazione, a fornire l'indispensabile base associativa per la ricostituzione del G.O.I. in esilio: quelle argentine coordinate e guidate da Alessandro Mosè Tedeschi, la loggia "Labor et Lux" di Salonicco, la loggia "Mazzini e Garibaldi" di Tunisi, la "Ettore Ferrari" di Londra e la neo costituita "Giovanni Amendola" di Parigi[2].



Per il nuovo G.O.I. in esilio non si nominò un Gran Maestro per il rispetto dovuto al Gran Maestro Domizio Torrigiani al confino



 



LUCIANO  ROSSI.jpg



 



 



Biografia



 



 



Luciano Rossi, piombinese di nascita (1947), elbano di adozione, vive e lavora a Portoferraio da oltre 20 anni.

Laureato in medicina e chirurgia presso l'Università di Pisa, specialista in medicina legale, endocrinologia, diabetologia e malattie del metabolismo, ha pubblicato numerosi lavori scientifici su riviste nazionali e internazionali.

Dopo molti anni di professione, nel 1988 ha finalmente incontrato nel suo percorso di vita la Libera Muratoria del Grande Oriente d'Italia. Si è ricordato allora del piacere intellettuale delle letture storiche e della ricerca esoterica.

Ha avuto così inizio un percorso che lo ha portato a pubblicare libri ad im-

pronta massonica, e hanno visto la luce "La vita la morte la sopravvivenza dei

cavalieri
templari" (1981); "Per non dimenticare" (2008); "Simbologia muratoti«

per l'Apprendista Libero Muratore" (2012); "Biografie di uomini liberi e di buoni

costumi
" (2014).



 



 



 



[1] S. Fedele, La Massoneria italiana nell'esilio e nella clandestinità. 1927-1939, Franco Angeli, Milano, 2005



 





[2] S. Fedele, La Massoneria italiana nell'esilio e nella clandestinità. 1927-1939, Franco Angeli, Milano, 2005






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