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IL NUOVO LIBRO DI LEONIDA FORESI:




UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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LA DISSONANZA COGNITIVA di Ivano Arrighi

pubblicato domenica 15 aprile 2018 alle ore 14:17:07


LA DISSONANZA COGNITIVA di  Ivano Arrighi

 



Perché persone mediamente intelligenti, magari anche al di sopra della media, si ostinano al di la di ogni ragionevolezza a difendere scelte che sono state ormai ampiamente dimostrate sbagliate, dagli uomini, dal territorio, da sentenze, oltretutto non con argomentazioni concrete, ma solo con dei "no"?



 



A Rio Nell'Elba il famoso parcheggio è incostruibile. E' un fatto; il terreno scelto è a elevato rischio idrogeologico.



Ciononostante sono stati richiesti  e utilizzati finanziamenti quasi doppi, rispetto al preventivato, inutilizzabili, provocando un danno erariale; è un altro fatto.



Eppure, per la contestazione di questi 2 fatti ben precisi, in una ultima disperata difesa del proprio operato si utilizzano 770 parole, ricche solo di banali negazioni e offese personali degne di una denuncia per diffamazione, che certo con la poesia hanno ben poco a che fare.



 



«Sì, ho sbagliato»; oppure «avevi ragione tu». Non si sente dirlo così spesso purtroppo. Eppure capita ogni giorno di fare errori evidenti, da conti che non tornano, indicazioni errate, manovre sbagliate ... etc. etc.



Perché è difficile ammettere i propri  errori?



Due famosi psicologi Carol Tavris ed Elliot Aronson, attribuiscono alla "dissonanza cognitiva" l'incapacità di ammettere i propri errori.



 



Un esempio celebre di dissonanza cognitiva è rappresentato nel celebre racconto La volpe e l'uva, tratto dalle Favole di Fedro, in cui la dissonanza fra il desiderio dell'uva e l'incapacità di arrivarvi conduce la volpe a elaborare la conclusione - non suffragata però da dati reali - che "l'uva è acerba".



 



"Giustificare le proprie scelte contro ogni ragionevole dubbio, ed eliminare possibilmente i nostri stessi dubbi a riguardo. È questa la "dissonanza cognitiva", un meccanismo mentale umano rilevato dallo psicologo Leon Festinger nel 1956. Detto altrimenti, consiste nella razionalizzazione dell'irrazionale. In base a una nuova serie di ricerche condotte sui primati e sui bambini, gli psicologi di Yale hanno esteso la diffusione di tale meccanismo e ne hanno rivisto i motivi scatenanti, dimostrandone l'origine istintuale."



 



C'è però anche chi crede che sia una questione di potere.



"l’idea di base è che in ogni relazione ci sia una parte forte e una parte debole, un vincente e un perdente, e farsi cogliere in fallo significa oscillare pericolosamente verso il lato sbagliato.



Non vogliamo confessare un errore perché temiamo che comporti una squalificazione dell’ego, per quanto piccola, e dunque una perdita di potere sulle cose e sugli altri. Meglio negare a oltranza. Meglio deresponsabilizzarsi a oltranza. Meglio rovesciare la colpa altrove, lamentarsi, invocare ragioni di benaltrismo, o litigare fino allo stremo. Alla fine, sarà come se nulla fosse accaduto



 



Alla fine, sarà come se nulla fosse accaduto. Se l’ipotesi è sensata, l’ammissione del torto è vista non come la correzione di un enunciato (una questione relativa al mondo, a come sono di fatto le cose), bensì come una diminuzione della propria soggettività (una questione che riguarda me).



E di conseguenza, chi ti corregge non sta migliorando il complesso dell’informazione:



sta cospirando contro di te. Lo stronzo.



Dunque: sì, sbagliare è tremendamente irritante, a volte comporta seri rischi professionali, e dovremmo sforzarci tutti di non fare errori. Ma ammettere di averne fatto uno fa bene a chiunque, se stessi compresi: ci fa capire che non siamo esseri infallibili (per cui tutti gli altri sono pazzi o in cattiva fede), e contribuisce ad aggiustare un pezzo di mondo che avevamo rotto, consapevolmente o meno. Serve solo un po’ di onestà intellettuale — e neanche tutto questo coraggio."



 



Non voler ostinatamente ammettere errori che inevitabilmente si possono fare in un lungo percorso politico non è degno di chi per tanto tempo ha avuto la fiducia di tante persone oneste e vorrebbe ancora averla.



Ammettere un errore non deve voler significare perdere credibilità ed immagine, bensì apparire come persone normali, capaci di fare cose buone, ma anche di sbagliare. L'ammissione dei propri errori non deve  essere visto come un segno di debolezza, ma anzi di saggezza.



Ammettendo i propri errori si esprime un modo concreto  per volerli correggere, non ripeterli.



Riconoscere apertamente l'errore ed ammettere la propria umana fallibilità, non fa che evidenziare l'onestà, la professionalità, la serietà, la forza, il coraggio, ... l'umiltà.



 




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