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UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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IL DESALINIZZATORE – DA QUALUNQUE PARTE LO SI ESAMINI FINISCE SEMPRE PER PORTARE A SOLUZIONI ALTERNATIVE di Marcello Meneghin

pubblicato giovedì 5 ottobre 2017 alle ore 16:33:15


IL DESALINIZZATORE – DA QUALUNQUE PARTE LO SI ESAMINI FINISCE SEMPRE PER PORTARE A SOLUZIONI ALTERNATIVE   di Marcello Meneghin

Da un po' di tempo fioccano sui blog elbani articoli in tema ” dissalatore di Mola”. Le motivazioni addotte pro e contro tale complessa apparecchiatura sono molteplici e continuamente ne appaiono di nuove e determinanti.



Un problema grave di cui si discute spesso e che ha un impatto notevole con l’oggetto, riguarda le rilevanti perdite occulte del servizio idropotabile elbano .



All’Elba una delle ragioni principali per cui diventa molto difficile oppure, come si vedrà più avanti, inopportuno usare mezzi anche sofisticati e costosi per ridurre sensibilmente le perdite occulte dell’acquedotto, risulta essere sempre la particolare situazione del territorio elbano . In dettaglio sono i notevoli dislivelli altimetrici del suolo che provocano pressioni molto elevate nelle condotte di rete e grandi perdite attraverso le numerose fessurazioni delle obsolete condotte . Le possibilità di intervento atte a ridurre le perdite sono irte di difficoltà dovute anch’esse alla difficile e complessa conformazione del terreno. Allo scopo la prima cosa da fare sarebbe senza dubbio la sostituzione delle gran parte delle condotte di rete mettendo in opera, con tutte le cure del caso, tubazioni ed apparecchiature speciali cioè adeguate alle alte pressioni di esercizio, ma si intuisce immediatamente che non esiste la possibilità di farlo soprattutto per mancanza dei rilevanti impegni economici necessari.



Il secondo tipo di intervento atto allo scopo sarebbe l’introduzione di un sistema automatico di regolazione della pressione di esercizio della rete. Anche questa operazione presenta difficoltà notevoli e costi elevati anche in questo caso dovuti alle accidentalità altimetriche del territorio elbano.



Se poi si osserva con un certo discernimento la situazione reale si constatano due elementi contrapposti : mentre la perdita assume valori altissimi essendo circa pari al 50% del totale dell'acqua prodotta, di contro il quantitativo assoluto totale dei mc d’acqua persa in un‘intera annata all’Elba si trova in fondo alla scala ordinata e decrescente dei volumi di perdita degli acquedotti italiani per il semplice motivo che l’acquedotto dell’Elba fa parte degli acquedotti relativamente piccoli come piccoli sono i volumi assoluti dell’acqua in gioco.



Il dubbio che sorge a questo punto è il seguente: vale proprio la pena di spendere cifre enormi sia nella prima soluzione con rifacimento totale della rete oppure nella seconda che prevede l’installazione e la gestione di un complesso e costoso sistema di regolazione della pressione?



La logica, a giudizio di chi scrive, porta invece ad una conclusione basata sulla utilizzazione degli impianti nella esatta situazione attuale fatta salva  una accurata manutenzione con sostituzione delle sole condotte veramente ammalorate e con una costante e pronta riparazione delle perdite di maggiore entità. In questo modo le spese di esercizio e di nuovi lavori rientrerebbe entro limiti tollerabili nel mentre permarrebbe la necessità far fronte a perdite piuttosto elevate e quindi di dover disporre di acqua in quantità maggiore della norma.



E’ da notare come sia proprio questa la soluzione effettivamente adottata dalla società che gestisce l’acquedotto dell’Isola : “gestire la rete attuale tollerando una percentuale di perdita piuttosto elevata”, soluzione che come già detto non può che essere ritenuta valida per l’Elba



Le cose possono andar abbastanza bene con l’attuale metodo di produzione d’acqua avente un basso costo in quanto proveniente in parte da pozzi e sorgenti elbane e in parte dalla Val di Cornia. Nella situazione di oggi ad ogni mc di acqua perduta corrisponde una spesa modesta però essa cambia completamente quando sarà funzionante il dissalatore perché in tal caso ogni mc di acqua desalinizzata avrà un costo notevole e se le perdite grosso modo resteranno dell’ordine del 50%,il costo di ogni mc di acqua perduta varrà il doppio di quel costo di per sé già notevole. Detto in altri termini la presenza del desalinizzatore farà diventare assolutamente necessaria l’applicazione dei primi due sistemi già descritti per la sistemazione delle reti.



Effettivamente non si potranno più tollerare perdite del 50% ma bisognerà pensare o a ricostruire la totalità delle reti di distribuzione oppure alla installazione di un efficace e complesso sistema di regolazione della pressione di rete con tutti gli oneri e l’impegno di gestione che ciò comporterà.,



Quello descritto è un aspetto da considerare e per riflesso sono da tener ben presenti i vantaggi che, al contrario, presenterebbe la costruzione di un grande serbatoio sotterraneo che consentisse di recuperare ed accumulare gli enormi volumi di pioggia a costo zero e che cadono sull’Isola. Il fatto è che, da qualunque parte si consideri il problema idropotabile elbano, si finisce sempre per ricadere sulla opportunità di dotare l’Isola di un grande serbatoio con il quale si potrebbe superare ogni varia e grande difficoltà di un territorio singolare come quello dell’Elba,



Marcello Meneghin



 



 



 



 




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