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COVIT -19 -LA LUCE OLTRE IL BUIO DEL LUNGO TUNNEL Se le diagnosi erano sbagliate con quale prospettiva gli “angeli della nostra salute“ curavano i pazienti? Ora si spera che a fronte della scoperta sulla vera natura della patologia si possa rapidamente disporre delle adeguate cure di Alberto Zei

pubblicato martedì 26 maggio 2020 alle ore 23:44:41


COVIT -19 -LA LUCE OLTRE IL BUIO DEL LUNGO TUNNEL Se le diagnosi erano sbagliate con quale prospettiva gli “angeli della nostra salute“ curavano  i pazienti?  Ora si spera che  a fronte della scoperta sulla vera natura  della patologia   si possa rapidamente disporre delle adeguate cure


di Alberto Zei

 



 



 



 



 



 



Almeno nel futuro



Lungo e fatale è stato il simbolico tunnel del covid-19, che molti hanno cercato di superare. Solo recentemente dopo tanto brancolare nel buio delle  terapie adottate, ecco finalmente la buona notizia di essere arrivati, almeno così pare, alla conoscenza fisiologica e biologica dell’aggressione virale.



Dall’inizio della pandemia sembrava noto che l’ infezione attaccasse i polmoni delle persone colpite, causando loro polmonite interstiziale. L’aggravamento nel corso della malattia comportava alle stesse,  difficoltà respiratorie per la   presenza di ostruzioni negli alveoli polmonari che compromettevano  la necessaria ossigenazione del sangue  a tutti gli organi. A questo punto è chiaro il fatto che se l’ossigeno si fa sempre più carente, la morte avviene per progressivo soffocamento.



In questi casi è stato tentato il metodo dell’intubazione con forzatura di ossigeno nei polmoni. Finché è stato possibile usufruire di un po’ di ossigeno in più,  rispetto a quello contenuto nella respirazione regolare, per alcuni ammalati che avevano già superato la fase critica, questo ossigeno supplementare   potrebbe aver costituito un certo  aiuto per affrettare la guarigione.  Ma il risultato  ottenuto in generale da tale metodo,  non corrispondeva al tipico miglioramento della polmonite perché  ciò che avveniva nella realtà era che  la difficolta respiratoria di molti ammalati, non trovava  miglioramento con l’ ossigeno. I risultati sono noti a tutti.



 



Una svolta



Finalmente  si ha avuto conferma   da varie fonti di informazione che già da tempo, alcuni medici come  ad esempio, il Dott. Giampaolo Palma cardiologo titolare di un centro medico di Nocera Inferiore, avrebbe individuato  la vera ragione dell’insorgenza della pseudo  polmonite da covid-19.



Ma come quasi tutte le scoperte scientifiche,  queste  hanno luogo in  un tempo in cui le idee dei singoli scopritori sembrano destinate ad una  straordinaria coincidenza  temporale di risultato. Infatti anche il Prof. Maurizio Viecca primario del reparto di cardiologia presso l’ ospedale  Sacco di Milano  ha scoperto autonomamente,  così come il Dott. Palma, lo stesso  meccanismo dell’ infezione  del covid-19.       



Molto spesso i ricercatori che neppure si conoscono, arrivano quasi contemporaneamente  alle medesime conclusioni vincenti sullo stesso problema. Ecco che allora non desta meraviglia   come i due medici si siano  accorti che la diagnosticata  polmonite interstiziale,  che molto spesso accompagnava i pazienti alla morte, era solo il risultato di una errata diagnosi  in quanto non si trattava di polmonite ma di  tromboembolia polmonare.  La   presunta polmonite infatti, non rispondeva  ad  alcun sostanziale miglioramento insufflando nei polmoni una quantità supplementare di  ossigeno, come invece avrebbe dovuto, se fosse stata autentica.



Le conseguenze di questo errore diagnostico sono note a tutti a fronte dei risultati terapeutici ottenuti  che è inutile commentare. Ma la cosa più importante era che  subito si doveva prendere atto di questa gravissimo equivoco, adeguando finalmente la cura alla vera patologia che presa in tempo,  può essere bloccata senza il ricorso alla terapia intensiva.



 



Le fasi della malattia



 I virus introdottisi  nei polmoni con la respirazione,  causano una “coagulazione intravascolare disseminata atipica, che coinvolge prevalentemente i capillari  polmonari, il cuore nonché le vene periferiche, soprattutto delle gambe.



L’  infiammazione  che ne deriva   si propaga   al  tessuto adiacente, ossia, al tessuto    vascolare venoso,  creando  infezione diffusa nelle zone colpite.



Lo  stato di infezione e di infiammazione circostante, crea  la formazione di emboli nel  sangue che si coagula nei vasi capillari,  formando una serie diffusa di piccoli trombi che  ne ostruiscono  il passaggio.



La insufflazione  forzata di ossigeno attraverso le pompe polmonari  (per le quali,  tranne qualche eccezione,  si lamentava la insufficiente disponibilità nei centri di emergenza ospedalieri) quando il sangue  che alimenta gli alveoli  polmonari non arriva,  non serve  a niente.



 



La spirale  patologica perversa



La formazione di occlusioni diffuse nei capillari  all’interno dei polmoni che impedisce  la circolazione del sangue a valle delle stesse occlusioni, crea la necrosi ossia, la morte del tessuto non più alimentato.   Il tessuto morto  si disgrega formando pus e  aumentando             l’ infiammazione  della parte colpita che a sua volta, aggrava l’ insufficienza respiratoria in quanto quella stessa zona  di polmone non funziona  più.



Quando la diffusione di questi micro emboli interessa una parte considerevole del tessuto polmonare ecco, che l’insufficienza respiratoria compie il resto,  se prima non ci pensa il cuore.   Quindi la polmonite interstiziale che si supponeva  subentrasse nell’ ultima fase della malattia  non c’entrerebbe nulla



 



Il merito della  scoperta



A chi va il merito della scoperta?  Ai  due medici sicuramente e tutti  gli altri che   hanno già saputo individuare la giusta cura del covid-19.  



Allo stato dei fatti,  parrebbe ora necessario ed urgente   prendere coscienza  di quanto questi illuminati professionisti  hanno constatato , soprattutto per sospendere quella terapia sbagliata che non ha saputo impedire una buona parte di quanto di negativo è avvenuto.



La nuova  diagnosi   del Prof. Viecca e del   Dott. Palma riguardante  la  reale patologia causata dal  covid-19 , fa ritenere che soprattutto i  pazienti che si aggravano fino alla morte,  potrebbero essere sottoposti a differenti e più efficaci terapie.



Sarebbe pertanto  opportuno  accertare   prima possibile  la valenza delle differenti cure  che si rendono necessarie. Già da adesso potrebbero essere utilizzate quelle stesse già adottate dai due medici  per  salvare, senza  le conseguenze devastanti di questa ’ infiammazione diffusa,  il maggior numero degli ammalati.



 Si spera pertanto che  d’ora in poi,  la  cura per la  ormai diagnosticata tromboflebite,  risolva rapidamente  la  situazione  senza attendere a fronte di morti quasi certe, il tempo burocratico richiesto, per la    famosa o per la   famigerata  “prova scientifica”.



 



 



 




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