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una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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ARCHEOLOGIA ALL'ELBA: DUBBI E DISPUTE SU SCOPERTE RECENTI di Alberto Zei

pubblicato domenica 23 giugno 2019 alle ore 18:40:56


ARCHEOLOGIA ALL'ELBA: DUBBI E  DISPUTE SU SCOPERTE RECENTI
di  Alberto Zei

 



 



 



 



 



 



L’ Elba esoterica



 Si apprende da alcuni giornali elbani on line, e da riviste di archeologia di livello nazionale, quanto di conflittuale, a livello di interpretazione,  possa insorgere sulle scoperte archeologiche. 



Esiste nell’Isola un promontorio magnetico, chiamato Capo Calamita,  rivolto verso  Montecristo, che fa “perdere la bussola” alla rotta delle navi che transitano nei paraggi;  si può notare che anche nelle vicende storiche elbane simbolicamente  permane una sorta di attrazione esoterica dei poli contrari sugli stessi problemi, ossia di valutazioni contrapposte e destinate, pertanto,  allo scontro.  Eventi remoti dell’antica storia isolana vengono ricostruiti con affermazioni forse sensazionali, ma non  provate, che, pertanto, ingenerano dispute finendo col sacrificare l’importanza del ritrovamento.



Questo vale per l’arrivo di Menelao nel golfo di Portoferraio dopo la fine della guerra di Troia; per l’attribuzione della villa romana delle Grotte a Messalla Corvino, importante aristocratico romano dell’epoca di Augusto; per la presenza di Ovidio che, prima della sua forzata partenza per il Mar Nero, non avrebbe disdegnato una visitina in tragitto opposto all’isola d’Elba, sfidando e trasgredendo, lui e i sui ospitanti elbani, la decisione di Augusto, la cui reazione, stante la pletora dei personaggi nobili e meno nobili necessariamente a conoscenza del fatto, non si sarebbe fatta attendere. 



Le ultime divergenze fra studiosi riguardano il ritrovamento di uno scheletro umano di epoca romana nella pianura di  San Giovanni antistante il golfo di Portoferraio.



 



Il Gruppo di lavoro



Un gruppo di ricercatori, coordinati dall’ archeologo Prof. Franco Cambi e dalla Dott.ssa Laura Pagliantini, ha portato  alla luce  i resti di una sorta di fattoria  romana  sepolta dal terreno alluvionale nella piana di San Giovanni, sotto la villa delle Grotte.



Durante  gli scavi è stato rinvenuto all’interno della fattoria uno  scheletro umano attribuito dai responsabili degli scavi ad  un individuo di sesso non identificato  morto in giovane età (circa 20 anni)  in seguito a un incendio che avrebbe distrutto la fattoria stessa.



A contestare tale interpretazione sono due  professionisti di antropologia e di archeologia, e cioè il Prof. Francesco Mallegni già ordinario di Paleantropologia  all’ Ateneo Pisano  e il Prof. Michelangelo Zecchini, accademico ordinario della Classe di scienze presso l’Accademia di Lucca. Secondo i due studiosi, le ossa ritrovate non appartengono a un giovane ma a un individuo adulto (45-50 anni)  di sesso maschile; per di più i resti ossei ritrovati  fanno evincere che la sepoltura risalga  non al 50-100 d. C., come hanno dichiarato Cambi e Pagliantini, bensì a circa 300 anni dopo e cioè intorno al IV –V  secolo d. C.



 



 



Prove a confronto



Le cose sarebbero dunque nettamente diverse da come sono state presentate.  In particolare l’età archeologica (primo secolo d.C.) dell’ individuo ritrovato  appare basata  su impressioni personali di carattere deduttivo piuttosto che su oggettivi riscontri scientifici; riscontri ormai alla portata di tutti  mediante l’ ormai consolidata tecnica del  carbonio 14.



Purtroppo le ipotesi  sono state trasmesse imprudentemente, prima di ogni verifica radiometrica, alla prestigiosa Normale di Pisa, che li ha pubblicati nei suoi Annali a cura di Franco Cambi, Laura Pagliantini e Collaboratori. A mio avviso i rilievi, la metodologia e le conclusioni riportate non sono affatto convincenti. Però ci auguriamo che il radiocarbonio confermi la datazione al I secolo d. C. perché altrimenti saremmo di fronte alla divulgazione di notizie lontane dal vero.



 



 



Basterebbe tacere



Qualcuno potrebbe ritenere  sufficiente astenersi dai commenti contrari alle scoperte per non creare conflitti; ma in questo modo non si apporterebbe alcun beneficio al progresso delle conoscenze. Allo stato attuale le osservazioni  dei due illustri scienziati si fanno preferire in virtù delle  referenze nel campo della biologia e dell’antropologia. Ma sono soprattutto da condividere le loro richieste di  verifiche supplementari a riprova delle loro affermazioni “pro veritate”. È altrettanto consequenziale  che  le iniziali congetture (come l’età di morte, la determinazione del sesso, le cause della morte stessa)  avanzate dagli artefici degli scavi  siano gravate da grossi punti interrogativi. Certamente come ipotesi non si possono neanche escludere errori al contrario e cioè che i due professori si stiano sbagliando. Occorre sottolineare, però, che su questo argomento il Prof. Mallegni si offriva di effettuare i relativi test di conferma (determinazione della età alla morte e del sesso) presso il Museo Archeologico A. C. Blanc di Viareggio, di cui è direttore scientifico. A quanto pare l’invito non è stato accettato. Eppure il confronto e il contraddittorio sono il sale del progresso delle conoscenze e restituirebbero  all’intera questione un carattere di univoca interpretazione al di sopra delle parti.



 



Non è un episodio



Trovarsi di fronte a una disputa di carattere scientifico all’Isola d’Elba, come si diceva all’inizio, in tema di archeologia, non  è un caso isolato.  Altre questioni ancora irrisolte dovranno essere affrontate con “calma e gesso”, come la pseudo zecca  del Principato di Piombino nel  Comune di Marciana; zecca che lo stesso Comune attribuisce alla famiglia degli Appiano (XVI secolo),  mentre ormai sappiamo su basi obiettive che l’ ipogeo di cui trattasi  tutto può essere, meno che una zecca.



La mistificazione dell’ipogeo allestito come zecca ha instaurato un effetto domino tale da compromettere seriamente la credibilità storica di ciò che all’ Elba si racconta.



D’ altra parte è difficile capire per quale motivo  si preferisca porgere le stampelle all’ipotesi di una situazione insostenibile e penalizzante rispetto alla realtà, quando la  vera natura sepolcrale dell’ipogeo etrusco  avrebbe potuto restituire in modo più “remunerativo” alla cittadinanza  un bene storico, archeologico e patrimoniale  finora sottratto  alla storia della umanità.



 



 




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